Questa settimana una delegazione dell’opposizione alla Repubblica Araba Siriana e del Middle East Institute (foto) è stata ricevuta alla segreteria di Stato e al Congresso.

L’opposizione alla Repubblica Araba Siriana ha sede all’estero. I suoi rappresentanti non sono eletti dai siriani e deve essere tenuta distinta dall’opposizione siriana interna alla Repubblica, che ha rappresentanti eletti all’Assemblea del Popolo. Entrambe le opposizioni partecipano ai negoziati di Ginevra.

La delegazione era composta da:
 Salem al-Meslet, presidente della Coalizione Nazionale;
 Abdulhakeen Bashar, presidente del Consiglio Nazionale kurdo;
 Anas al-Abdeh, presidente della Commissione di negoziazione;
 Hadi al-Bahra, presidente del Comitato Costituzionale.

La delegazione sperava di ottenere dal presidente Joe Biden:
 opposizione a ogni riconoscimento della Repubblica Araba Siriana;
 opposizione alla rimozione delle sanzioni;
 opposizione alla ricostruzione della Siria.

Ossia il programma e la continuazione dell’azione dello Stato profondo USA, esposto dall’ambasciatore Jeffrey Feltman nel 2017, all’epoca numero due dell’ONU [1]. Feltman oggi è amministratore del Middle East Institute, il think tank presieduto da Richard Clarke, l’uomo che l’11 settembre 2001 fece scattare il “piano di continuità del governo”.

Sembra che il dipartimento di Stato si sia impegnato soltanto a non riconoscere la Repubblica Araba Siriana (il «regime»). Per contro, a Damasco è stata riaperta la maggior parte delle ambasciate europee; Egitto, Giordania e Tunisia si apprestano a normalizzare le relazioni diplomatiche con la Siria.

Traduzione
Rachele Marmetti

[1Parameters and Principles of UN assistance in Syria”, by Jeffrey D. Feltman, Voltaire Network, 15 October 2017.